Contro l’immobilismo del sindaco la parola ai cittadini

persone-forza

Vercelli, 18 novembre 2016

Continua e sale di tono la nostra protesta contro lo scollamento, sempre più evidente, tra questa Amministrazione comunale e la cittadinanza, che si manifesta tutti i giorni nel modo in cui il sindaco tratta il Consiglio comunale, fatto dai rappresentanti eletti dai cittadini. Ne sono prova, ormai nota a tutti, le mozioni approvate e mai realizzati e gli altri atti che non passano neppure in Consiglio.

Della nostra protesta hanno dato finora buona evidenza gli organi di stampa in relazione all’uscita del gruppo consiliare di SiAmo Vercelli dal Consiglio di fine settembre e all’assenza nei due successivi.

Ora la nostra protesta prosegue in una forma diversa e ancora più incisiva: stufi di discutere invano in Consiglio, restituiamo la parola ai cittadini – in attesa che si esprimano attraverso il voto, quando sarà. Visto che il Consiglio vive su un altro pianeta, ripartiamo dalla città e dalle sue esigenze e puntiamo su iniziative popolari, coinvolgiamo direttamente le persone con tutti gli strumenti a disposizione: istanze, petizioni, proposte di deliberazione … fino al referendum comunale. Tutti atti previsti e utilizzabili per smuovere un Comune sordo e immobile, per aprire delle brecce, per scardinare questo sistema assurdo!

SiAmo Vercelli ascolterà i cittadini nelle strade e nelle piazze, nelle periferie e porterà le loro richieste sulla scrivania del sindaco sotto forma di iniziative popolari. Vedremo se il sindaco riuscirà a ignorare anche queste come ignora gli atti del consiglio comunale.

In parallelo, su tutte le situazioni in cui il sindaco continua a calpestare le istanze dei cittadini – dirette o mediate dal consiglio, comprese le mozioni inevase – denunceremo questa Amministrazione a chi ha i poteri di controllo e vigilanza, a partire dal Prefetto.

Insomma, sia chiaro che noi non ci adeguiamo all’andazzo, non ci arrendiamo all’inerzia e all’immobilismo di questo sindaco e della sua giunta. Non allarghiamo le braccia sconsolati. Non perdiamo mai di vista il mandato che ci hanno dato i nostri elettori: quello di fare la rivoluzione (buona).

 

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