Dossier Atena al voto del Consiglio Comunale: ottimo piano, pessima trattativa

Atena

Vercelli, 14 dicembre 2015

Sono tutti concordi che il Comune non debba svendere Atena.
Ma è proprio ciò che sta accadendo. Purtroppo.

Dopo averla gestita male per anni, riducendola a un fantasma di quel che era la vecchia Azienda Municipalizzata, il Comune la sta di fatto svendendo al socio industriale IREN. La giustificazione? Non c’è alternativa, senza IREN, i suoi soldi e le sue competenze, Atena non ha futuro.

E questa premessa ci trova abbastanza d’accordo: oggi servono spalle larghe per competere e Atena ha bisogno di un partner. È la strada su cui, con capacità, l’ha condotta l’attuale Consiglio di Amministrazione, ricucendo un rapporto con IREN che si era deteriorato oltre ogni limite con la precedente amministrazione.

E riportando IREN a fare un’offerta seria: 50 milioni sul tavolo per fornire le risorse che servono per un piano di sviluppo serio. Lavoro impeccabile dei preparati e competenti consiglieri di Atena nominati dal Comune, anche grazie – questo lasciatecelo dire – alle innumerevoli pressioni che fece a suo tempo SiAmo Vercelli perché si facessero nomine di competenza e non guidate dalla lottizzazione.

Tutto questo fino a giugno, quando – preparata una bozza di piano industriale – il Consiglio di Amministrazione di Atena ha, come il Codice Civile impone, passato la palla ai soci dell’azienda. Ovvero, per quel che riguarda il Comune, al Sindaco e alla sua Giunta. Toccava a loro trattare con il socio IREN le condizioni della vendita.

Bene. Anzi, male: nei mesi successivi, da luglio a novembre, Sindaco e Giunta han combinato il nuovo papocchio. Con vista miope, tutti concentrati a portare a casa qualche soldo oggi (ahimè, da buttare in qualche sagra cittadina o in progetti strampalati), piuttosto che garantire benefici duraturi, Sindaco e Giunta hanno accettato di fatto di cedere completamente la barra e di svendere Atena.

Intanto, come prima conseguenza della (s)vendita, il Comune di Vercelli non toccherà più la palla in Atena. Di fatto, tutti i poteri sono ceduti a IREN e al suo amministratore delegato: la scelta degli investimenti, la politica industriale, tutte le operazioni (tranne quelle super-straordinarie e la fantomatica modifica delle linee strategiche, linee troppo vaghe per vincolare il socio industriale).

Unica consolazione, modesta, l’impegno di IREN a investire 6 dei 50 milioni che mette sul tavolo. E gli altri? Cosa succede se, per varie ragioni, anche di mercato, IREN decide domani che non ci sono più le condizioni per investire sul nostro territorio? I 50 milioni restano nella cassa, che nel frattempo è diventata la cassa di IREN.

Il Consiglio Comunale di giugno aveva votato all’unanimità di procedere alla stesura di un piano industriale più approfondito rispetto alle linee guida che erano state preparate. E la richiesta era che quel piano diventasse vincolante per Atena. Insomma, si voleva avere la garanzia che gli investimenti si sarebbero fatti per davvero.

Questa garanzia non c’è nei documenti che il Sindaco si appresta a firmare.

Documenti che, contrariamente a quanto aveva deciso il Consiglio Comunale all’unanimità (Sindaco compreso) avrebbero dovuto essere condivisi con i Consiglieri durante la trattativa. E invece arrivano ora, in extremis: al Consiglio si dice PRENDERE O LASCIARE ! Altra gravissima forzatura, ennesimo gravissimo disrispetto di ogni regola.

Quindi, si cede del tutto il controllo di Atena a IREN e non si hanno garanzie sulla realizzazione degli investimenti. Molto grave!

Si penserà, a questo punto, di aver almeno spuntato un prezzo elevato. Non solo oggi, ma nel tempo.

Sbagliato.

Ci si è posizionati sulla parte bassa della forbice di una corretta valutazione dell’azienda, a circa 10,5 milioni di euro. Però, si sono lasciati subito sul campo 2,5 di questi milioni per la “messa in sicurezza” dell’area dell’inceneritore. “Come come” ?

Già: l’onere dell’intervento toccherà al Comune ed è un onere pesante: 2,5 milioni nell’ipotesi, ottimistica e affrettata, che basti fare la messa in sicurezza. Che vuol dire, in parole semplici, che si ricopre il terreno, una coperta sui rifiuti tossici che si sono accumulati. E via. Alla faccia della salute e della qualità della vita dei cittadini.

Se invece si dovesse bonificare quel terreno … accidenti, probabilmente si spenderebbe buona parte dell’incasso dalla vendita e resterebbero in tasca le briciole.

Il prezzo netto di vendita scende quindi a 8 milioni, differenza tra 10,5 e 2,5 da spendere. Un prezzo molto basso.

Né stanno in piedi le giustificazioni di un’asta che il Comune è obbligato a fare per vendere le sue quote e che, in teoria, permetterebbe al Comune stesso di ottenere un prezzo di mercato. Non stanno in piedi perché di fatto, essendoci dentro IREN con una quota e un ruolo importante, nessun concorrente di IREN ha interesse verosimilmente a metterci i suoi soldi. Quindi, l’asta andrà deserta. E IREN potrà acquistare al prezzo che ha fatto lei.

Se il prezzo è basso, pazienza. Purché – par di sentire il Sindaco – riusciamo a portare subito a casa qualche euro. Le casse comunali piangono.

E allora, ecco spuntare una divisione straordinaria delle riserve di Atena; poco importa che si dividano col socio IREN, sottraendo risorse ad Atena: purché il Comune incassi qualcosa! Ma come, si sta per finanziare uno sviluppo importante dell’azienda, con ricadute sul territorio, e ci portiamo a casa le riserve? Ebbene, sì.

Poi – altro cavallo di battaglia del Sindaco e della sua Giunta – ecco spuntare le azioni privilegiate: nei primi anni, il Comune potrà avere una quota maggiore degli utili dell’azienda, fino a 2 milioni di euro. Che il Sindaco, sui giornali, somma agli altri 8 (10,5 secondo lei).

Peccato che questa somma non abbia alcun senso. I 2 milioni saranno utili di Atena (se ci saranno utili), non è affatto corretto sommarli al prezzo di vendita. Non li tira fuori IREN, li tira fuori Atena, che in parte sarà ancora del Comune!

E nel medio lungo periodo? Il medio-lungo periodo non è una priorità di questo Sindaco e della sua Giunta. Di Atena e del suo sviluppo, che è lo sviluppo della città e del suo territorio, poco importa: quel che conta è far cassa adesso (tanto tra qualche anno toccherà ad altri amministrare la città, questo è pacifico anche per loro).

Anche i fautori della tesi per cui l’acqua deve rimanere pubblica, numerosi in Consiglio Comunale, sono stati presi in giro con una clausola che, se non facesse piangere, farebbe ridere: un’opzione, per il Comune, di ricomprare il Servizio Idrico….ma – udite udite – senza fissarne il prezzo, e neppure, almeno, il metodo per determinarlo secondo criteri oggettivi !
“Il prezzo – cita l’accordo – sarà definito in buona fede fra le Parti.” Ovvero: se non si troverà un accordo sul prezzo con IREN, il Comune non potrà, giocoforza, ricomprarlo.
Tradotto: deciderà IREN.
Si faceva prima a non scrivere nulla: si sarebbe almeno risparmiato l’inchiostro.

La materia – ce ne rendiamo conto – è tecnica e non particolarmente appassionante e molti, anche in Consiglio Comunale, non si addentreranno in essa.
Su questo scommette il Sindaco: piuttosto si parli di parcheggi sul viale!

Il quadro, in sintesi, è questo: si cede completamente il controllo di Atena al socio, rimettendosi alla sua capacità di fare business e sperando che il suo interesse coincida con quello di Vercelli.

Si cede a condizioni svantaggiose per il Comune e si sacrificano le prospettive future all’incasso di oggi: della serie “pochi maledetti e subito”.

Non si fa – questo sia chiaro – l’interesse della città.

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