L’ultima puntata del papocchio “Piano Strategico”

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Vercelli, 13 marzo 2016

La questione dell’affidamento dei lavori del Piano Strategico, è stata, fin da subito, uno dei motivi che ci ha portato a constatare l’incompatibilità tra SiAmo Vercelli e il sindaco Forte.

Avevamo fin dal principio rilevato che:

  1. Mecenate90 avrebbe potuto, semmai, candidarsi per curare UNA PARTE del piano strategico (viste le sue competenze e referenze, limitate alla sfera della cultura)
  2. Per l’importanza del lavoro (il Piano Strategico ci vuole, ed è un lavoro importantissimo per il futuro della città) un bando pubblico sarebbe stato importantissimo per poter selezionare il meglio per Vercelli
  3. Per la dimensione del lavoro (si parla di oltre 200mila Euro) un bando pubblico sarebbe stato obbligatorio per legge

Il Sindaco, nascondendolo a tutti, perfino alla sua stessa giunta (non solo al ViceSindaco Perfumo, assessore allo sviluppo, ma anche agli assessori dello stesso PD) aveva invece proceduto a coinvolgere Mecenate90.

Lo fece dando prova di una totale mancanza di rispetto istituzionale (verso gli assessori della sua giunta), politico (verso le forze che la supportavano, incluso il suo stesso partito) e anche personale (nascondendo il suo operare ai suoi collaboratori quotidiani)

E lo fece appoggiandosi a una bizzarra triangolazione: aveva richiesto che una cospicua parte dei fondi che la Fondazione Cassa di Risparmio eroga ogni anno al Comune (nel 2014, ad esempio, fu fondamentale il contributo per poter dotare le scuole cittadine del sostegno agli studenti disabili) fosse invece rediretta a Confindustria, e che Confindustria incaricasse direttamente Mecenate 90. Evitando in tal modo al Comune una gara pubblica obbligatoria.

Centinaia di migliaia di euro annuali in meno al Comune, che finivano a Mecenate 90.

Fu questa (sia per i modi che per i contenuti) la goccia che fece traboccare il vaso e portò alle dimissioni degli Assessori di SiAmo Vercelli dalla Giunta e al passaggio all’opposizione da parte del movimento.

Totale assenza di trasparenza, addirittura nei confronti dei suoi stessi Assessori; selezione di un fornitore “monco” nelle competenze rispetto alle necessità di stendere un piano strategico che non può che comprendere (anzi, deve SOPRATTUTTO comprendere) il rilancio economico, e non solo culturale, della città; rifiuto di affidarsi a un bando pubblico per portare a bordo un partner scelto a priori.

Al tempo in pochi ci ascoltarono. Per molti, eravamo i partner capricciosi che se ne andavano senza dimostrare lealtà al Sindaco.

Oggi, dopo qualche mese, i fatti parlano chiaro e confermano tutte le nostre rimostranze della prima ora: i risultati sono modesti, la bizzarra triangolazione (prima negata o taciuta) è nota a tutti, ed è la stessa Confindustria a dire “BASTA”.

Resta da capire quali siano stati i motivi per cui il Sindaco abbia scelto di “forzare” a tutti i costi, e in maniera così poco lineare, la scelta fallimentare di Mecenate90.

Per questo, ricorreremo a tutti i mezzi (incluse la Corte dei Conti e l’Autorità Nazionale Anticorruzione di Raffaele Cantone) per far luce definitiva.

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