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continuiamo a dire no all’impianto asm – #nopallet

Nei giorni scorsi Asm ha depositato il nuovo progetto che prevede la realizzazione di una fabbrica da destinare alla produzione di pallet, con l’utilizzo di un nuovo collante che sostituisce quello originariamente previsto, a base di formaldeide, sostanza altamente cancerogena.
Ci chiediamo: se non avessimo alzato i toni del confronto, la formaldeide sarebbe rimasta? Crediamo proprio di sì.

Perché, in sintesi, rimane il nostro No al progetto ASM?
– non è nella mission di ASM, società destinata ad erogare servizi ai cittadini;
– non è attività rientrante nella filiera energetica o dei servizi;
– un Ente pubblico non deve assumersi il rischio di impresa, non disponendo di capitale di rischio;
– non è utile ai cittadini ma solo ad Iren, società commerciale, che può fare investimenti con capitale di rischio;
– La pubblica amministrazione deve gestire il proprio patrimonio come il buon padre di famiglia, evitando operazioni rischiose. Le risorse in capo al Comune, anche se per il tramite di società partecipata, non appartengono all’Amministrazione bensì a tutti i cittadini che vi contribuiscono con le tasse.

Abbiamo letto e studiato il nuovo progetto in cui permangono numerosi aspetti negativi; ne elenchiamo alcuni:
– l’indicazione di 3,8 MWh di consumo di energia elettrica costituisce un errore che un’azienda specializzata in tale campo non dovrebbe commettere (sono 3800kWh);
– ci sarà un consumo di gas metano di circa 6,8 milioni di mc in relazione alle caldaie installate, consumo che non risulta dichiarato in alcun punto del nuovo progetto.
Evidentemente il management di ASM non ha avuto il tempo di leggere il progetto di cui, peraltro, è proponente.

Nascono poi spontanee alcune considerazioni:
– considerate le tonnellate di legno indicate (110.000), perché Asm non ha pensato di portarne il 20% in più per sostituire il metano?
– perché il nuovo progetto è stato presentato come integrazione del precedente, considerato che non integra un bel nulla, essendo contemplata una variante del ciclo produttivo?
E ancora, nell’integrazione presentata pochi giorni fa alla Provincia di Vercelli, tra le altre cose, c’è scritto: “L’impianto sarà il primo nel suo genere in Italia ed Europa”.Ma è sensato che una società come ASM di fatto investa su un processo di lavorazione “prototipo”?

Nonostante il nuovo progetto continuano a rimanere validi i motivi per i quali ci opponiamo alla realizzazione dell’impianto:
1) l’inquinamento ambientale;
2) l’utilizzo di denaro pubblico per effettuare investimenti produttivi.

Per quanto riguarda l’inquinamento ambientale, non sono state eliminate le criticità legate:
– al materiale che verrà utilizzato – rifiuti legnosi – contenente formaldeide;
– alle emissioni di altri composti che possono avere effetti negativi sulla salute pubblica;
– all’incremento degli autoarticolati sul territorio comunale per il trasporto dei rifiuti in ingresso e dei pallet e degli scarti in uscita.

Ma preferiamo soffermarci su un altro argomento, altrettanto importante: l’errato e scriteriato utilizzo dei denari pubblici.

Continuiamo a porci la seguente domanda, senza trovare una risposta: perché Asm – che, ricordiamolo, è partecipata per il 40% dalla Città di Vercelli e per il 60% dal socio di maggioranza Iren, – deve affrontare il rischio di impresa utilizzando denaro pubblico per creare dal niente un’attività produttiva che nulla ha a che vedere con quella tradizionale dell’Azienda, consistente nell’erogazione dei servizi pubblici essenziali, nel miglioramento della loro qualità ed efficienza?
L’investimento previsto è di 40 milioni di euro; considerata la partecipazione del Comune di Vercelli del 40%, 16 milioni sono imputabili allo stesso e verranno investiti nella fabbrica di pallet!
Quanti anni ci vorranno per raggiungere il break even period, ossia quale sarà il periodo di tempo necessario per il recupero dell’esborso iniziale sostenuto? Perché Iren, come già successo in altre realtà, non ha effettuato l’investimento autonomamente?
Crediamo che non interessi al cittadino vercellese sapere che il Comune potrà, in un futuro non meglio identificato, forse, ricevere i dividendi, qualora i risultati gestionali dovessero essere positivi. Parimenti a noi cittadini non interessa l’economia circolare se la città continua a essere sporca, la bolletta non scende e non si fa nulla per nuovi servizi energetici meno costosi.
Qualora i risultati dovessero essere, invece, negativi, un’eventuale svalutazione della partecipazione del Comune in Asm potrebbe avere ripercussioni negative sul bilancio della Città di Vercelli, con conseguenze facilmente immaginabili.
Forse gli auspicati e futuri dividendi ipotizzati “tentano” l’attuale Amministrazione, così come la promessa assunzione di 30 persone. Lo faccia Iren allora e ASM assuma altrettante persone per formare competenze sull’efficienza energetica, il cui indotto locale è certamente più importante rispetto a quella del riciclo dei rifiuti di legno. Non crediamo sia il momento, per la nostra Amministrazione comunale, di giocare a fare gli industriali. E’ il momento di chiedere ad ASM di far pagare meno i servizi e soprattutto di farli meglio.
Si deve inoltre tenere presente un altro aspetto fondamentale: il Piano originario prevedeva 100 milioni di euro di investimenti: 60 di essi, o poco meno, ascrivibili alla gara per il gas, ancora bloccata; i restanti 40 avrebbero dovuto essere impiegati nell’efficientamento e implementazione dei servizi (idrico, raccolta rifiuti, ecc..), servizi che, inutile nasconderlo, lasciano alquanto a desiderare.
Se Asm dovesse investire 40 milioni per la fabbrica di pallet, non rimarrebbe più nulla da destinare al core business di ASM, il famoso Piano industriale, mai rispettato!

Pertanto, a gran voce, continuiamo a dire NO al progetto di Asm.

SiAmo Vercelli

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L’impianto dei pallets: danno e beffa per i cittadini vercellesi?

Giovedì 31/10, in Consiglio comunale si torna a parlare di ASM e del buco nell’acqua rappresentato dalla collaborazione con Iren. Peggio, della totale distruzione in corso del valore di uno dei pochi beni che aveva la città di Vercelli, la sua ex municipalizzata.

In Consiglio passerà, infatti, una proposta di giunta per una modifica al Piano Regolatore. Con un linguaggio burocratico arzigogolato si cercherà di far passare come correzione di un mero errore materiale a un articolo del Piano, l’ampliamento degli usi ammessi nell’Area Industriale Attrezzata di Vercelli (AIAV) al trattamento e smaltimento di rifiuti, che oggi non è contemplato.
Si apriranno così definitivamente le porte all’impianto per la produzione di pallet, di cui si parla da un po’ di tempo: i pallet saranno realizzati triturando rifiuti legnosi e incollando e compattando i trucioli ottenuti. Per inciso, i rifiuti convergeranno al nuovo impianto da mezza pianura padana e il processo produttivo presenterà elevati potenziali rischi d’inquinamento.

Ma il punto non è solo questo e danno e beffa per i cittadini vercellesi sono molto più gravi.
Infatti, si sta cercando di far passare come investimento per la città la realizzazione di un impianto che non ha nulla a che vedere con il piano industriale promesso per ASM al momento dell’acquisizione della maggioranza dell’azienda.
Un piano del valore di 100 milioni di euro, di cui finora in città abbiamo visto solo le briciole.

Non si è fatto nulla per rendere più efficienti i servizi attuali, più efficienti e magari più economici per i cittadini di Vercelli. Non si sono realizzati nuovi servizi, non si sono sviluppate competenze in ASM, non si è innescato quel volano di investimenti per la città che pure era stato promesso.

Ora, l’unico investimento proposto è quello dell’impianto per la produzione dei pallets, un investimento della cosiddetta economia “circolare”, che non ha nessuna delle caratteristiche utili per la città: non rende efficiente alcun servizio, non giova alla città, anzi la appesantisce nell’inquinamento, non è un nuovo servizio energetico. E’ semplicemente un investimento industriale, con il rischio industriale insito in questi investimenti.

Il Comune, però, non è un imprenditore e la sua missione dovrebbe essere quella di assicurare e svolgere al meglio i servizi cittadini, al minor costo possibile; nulla a che fare con investimenti industriali e, soprattutto, insensato indebitare la propria partecipata per investimenti che non rientrano nei servizi per la collettività.

E’ evidente che, nonostante il cambio di Amministrazione, il socio di maggioranza Iren opera incontrastato per l’esclusivo suo interesse. Senza alcuna resistenza da parte del Comune di Vercelli,
ASM diventerà una succursale commerciale di Iren, perdendo tutto il suo valore.

A questo punto che senso ha giocare questa partita? Che beneficio ha la città?
Se il Comune e i nuovi amministratori di parte vercellese, appena nominati dal sindaco Corsaro, non hanno la capacità propositiva per trattare con Iren investimenti utili alla città e ai cittadini, tanto vale vendere l’intero pacchetto. Sarebbe un peccato, perché ci sarebbe spazio per farsi valere con Iren, che, da società quotata, non può certo andare sui giornali per una “guerra” con il Comune di Vercelli e i suoi cittadini.

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